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Alla scoperta della Grecìa Salentina: Calimera

9 Lug
Chiesa Madre a Calimera

Piccolo centro della Grecìa Salentina, Calimera è uno dei comuni in cui si parla ancora il grìko, dialetto locale di derivazione greca. Il comune, con circa 6mila abitanti, dista da Lecce 16 km.

Fra le bellezze da visitare di Calimera, vi segnaliamo la Chiesa Madre barocca dedicata a San Brizio con un insolito dipinto della Madonna della Misericordia in cui la Vergine è raffigurata durante la gravidanza; a pochi passi c’è la Casa Museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika. Fuori porta, immerso nel bosco, c’è il Museo di Storia Naturale del Salento che è anche centro recupero per la fauna selvatica e le tartarughe marine.

chiesa di San Vito a Calimera

Tipico del posto il rito che si pratica a Pasquetta nella chiesetta di S. Vito col passaggio nella “pietra della fertilità”, un monolite con un foro che viene attraversato in segno di rinascita. 

Il dibattito sull’origine del nome è controverso e secondo un’interpretazione deriverebbe dal greco Καλημέρα (Kalimèra), che significa buon giorno o, secondo alcuni studiosi, bella contrada (καλλά μερέα, kallá meréa).

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Alla scoperta della Grecìa Salentina: Martano

25 Giu
Piazza dei Caduti a Martano

Martano è il comune più popoloso (più di 8mila abitanti) e capoluogo della Grecìa Salentina, area di influenza dell’antica Grecia, in cui si parla ancora l’antico dialetto del grìko

monastero cistercense Martano

Il comune, abitato fin dalla preistoria, conserva testimonianze antichissime grazie al Menhir del Teofilo, il più alto della regione. Il centro storico, molto suggestivo, è detto Borgo Terra con vicoli, piazzette e case a corte. Bellissimi i palazzi dal XV al XIX secolo, tra cui quello Baronale un tempo Castello Aragonese, la Chiesa Maria SS. Assunta, l’ex Convento dei Domenicani, sede del Municipio e il seicentesco Monastero Cistercense di Santa Maria della Consolazione con la ricca biblioteca, la pinacoteca e la liquoreria.

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Alla scoperta della Grecìa Salentina: Carpignano Salentino

18 Giu
Carpignano Salentino, facciata palazzo

Con più di 3600 abitanti, Carpignano Salentino fa parte del territorio della Grecìa Salentina che conserva ancora l’antico dialetto conosciuto come grìko. A circa 25 km da Lecce, il comune dista una decina di minuti dalla costa adriatica, la cui località marina più vicina è la splendida Sant’Andrea.

Abitato fin dai tempi più remoti, Carpignano Salentino conserva le antiche testimonianze grazie alla presenza di alcuni menhir: il menhir Grassi e il menhir Croce Grande o Staurotomèa (in greco Σταυροτομέα). 

Carpignano Salentino, dettaglio

Da piazza Duca d’Aosta si entra nei vicoletti e si scopre l’antica Giudecca racchiusa da mura medievali con i giardini pensili, le case del ‘400, i balconi cinquecenteschi, la Chiesa Madre e il Palazzo Ducale. Da visitare è il frantoio ipogeo e la cripta di S. Cristina del IX-X secolo, un capolavoro con affreschi antichissimi e iscrizioni in greco. 

Il nome del paese deriverebbe da quello del centurione romano Carpinius, ma altrettanto accreditata è la tesi di una derivazione messapica della radice karp (“pietra”, “roccia”), per cui Carpignano significherebbe “luogo posto su un’altura”.

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Alla scoperta della Grecìa Salentina: Castrignano Dei Greci

11 Giu
Castrignano Dei Greci

Con circa 4000 abitanti, il comune di Castrignano dei Greci dista circa 25 km da Lecce e si trova ad appena 18 km da Otranto. E’ uno dei comuni della Grecìa Salentina, in cui si parla l’antico idioma del griko.

Da visitare il Palazzo Baronale De’ Gualtieris, in origine fortezza medievale, divenuto nel XVI secolo residenza nobiliare. Il Palazzo ospita nel cortile il piccolo Museo del Ricamo a Mano e dei Pizzi e dei Merletti: due stanze piene di trine e ricami preziosi dall’Ottocento al secondo dopoguerra, ferri da stiro a carbone, attrezzi da ricamo e telai antichi.

Campanile, Castrignano Dei Greci

Il toponimo potrebbe derivare dalla parola latina “castrum”. Infatti, con la conquista romana della penisola salentina, conclusasi intorno al 260 a.C., i Romani insediarono un accampamento militare (Praesidium Castrinianum). Un’altra ipotesi farebbe derivare il nome da Castrinius, il centurione romano al quale fu affidato il territorio. L’etimologia potrebbe anche ricondurre al vocabolo greco Κάστρον (Kástron) che significa castello.

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Alla scoperta della Grecìa Salentina: Melpignano

4 Giu
Convento degli Agostiniani, Melpignano

Situato a circa 26 km a sud di Lecce, Melpignano è un comune di poco più di 2mila abitanti e appartiene alla storica regione della Grecìa Salentina, un’isola linguistica di nove comuni in cui si parla il griko, un antico idioma di origine greca.

Una passeggiata nella scenografica piazza San Giorgio, con la Chiesa Madre e i portici, vi farà rivivere l’atmosfera del passato quando lì nel ‘500 si svolgeva un importante mercato. Il borgo è famoso soprattutto per il Concertone La Notte della Taranta, che si svolge ogni anno a fine agosto nel piazzale davanti al Convento degli Agostiniani, gioiello dell’architettura barocca di fine ‘700.

menhir, Melpignano

In pochi sanno che il paese è anche ricco di motti virgiliani incisi sui portali antichi. Da visitare il Museo Storico del Tarantismo, primo al mondo inaugurato nel 2020 all’interno del Palazzo Marchesale con giardino storico: un centinaio di opere, alcune rarissime, tra libri, incisioni e oggetti.

Diverse le ipotesi che riconducono all’origine del nome: potrebbe derivare dal nome latino di persona “Melpinius” con l’aggiunta del suffisso “anus” (praedium Melpinianus era la terra di Melpinius) o dal nome della musa “Melpomene“. Alcune ipotesi azzardano la derivazione dalla parola miele, la cui produzione costituiva in passato una rilevante fonte redditizia.

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Un tour fra i castelli del Salento: Gallipoli

21 Mag
Castello Gallipoli, Salento

Circondato quasi completamente dal mare, il Castello Angioino di Gallipoli si erge con la sua imponente mole all’estremità orientale dell’isola che ospita il borgo antico. Edificato, molto probabilmente, già dall’XI secolo su preesistenti fortificazioni romane, fu ricostruito nel XIII secolo in epoca bizantina.

Fu più volte rimaneggiato dai conquistatori che si susseguirono nel corso dei secoli. Posto a guardia della città e del porto, un tempo crocevia di fiorenti commerci, il maniero presenta una pianta quadrangolare con tre torrioni circolari e una torre poligonale. 

Castello di Gallipoli, Salento

LA STORIA – Costruito dopo il 265 a.C. come fortezza per alloggio dei legionari e difesa per la città, il Castello fu distrutto o gravemente danneggiato nel V secolo dai Vandali e dai Goti. Tra il XV e il XVI secolo, sotto i domini degli Angioini e degli Aragonesi, fu oggetto di sostanziali modifiche: venne isolato da un fossato su tutti i lati e, nel 1522, venne costruito il torrione angolare, detto il Rivellino, in passato anche cinema estivo all’aperto.

Progettato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, il quale lavorò per conto di Alfonso II di Napoli, era stato costruito per difendere la via d’ingresso alla città e per impedire un accampamento fisso a eventuali nemici che avessero attaccato da terra. Attualmente gli spazi recentemente restaurati della fortezza vibrano come tutto il borgo gallipolino, ospitando eventi culturali e grandi mostre. 

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Un tour fra i castelli del Salento: Corigliano D’Otranto

14 Mag

Uno dei più degli esempi più belli di architettura militare in epoca rinascimentale, il Castello di Corigliano d’Otranto segna il passaggio dalle torri quadrate medievali a quelle rotonde tipiche del ‘500. 

La facciata è un trionfo barocco con mensole decorative e figure antropomorfe. Le statue, poste all’interno di nicchie, rappresentano virtù e personaggi dell’epoca, mentre sugli architravi trionfano i motti di Andrea Peschiulli, ormai indecifrabili.

LA STORIA – Nel XVI secolo, su un preesistente edificio del ‘400, Giovan Battista delli Monti apportò importanti modifiche volte alla fortificazione militare. Al termine della casata Delli Monti, il castello passò alla famiglia Trani che, nel 1667, lo trasformò in palazzo ducale grazie agli interventi strutturali e decorativi dell’architetto Francesco Manuli.

Il castello de’ Monti di Corigliano d’Otranto, conosciuto anche con il nome di Castello Volante svela, dunque, il passaggio da fortezza medioevale a residenza ducale.

Il maniero, al suo interno, ospita oggi una biblioteca, un infopoint turistico, un bookshop e un bar ed è sede di iniziative culturali come mostre temporanee, rassegne musicali e spettacoli dal vivo.

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Un tour fra i castelli del Salento: Acaya

7 Mag

Emblema della piccola cittadella fortificata a soli 8 km da Lecce, il castello di Acaya è una preziosa testimonianza del feudalesimo nel Salento. Costruito nel 1506 dal cavaliere Alfonso d’Acaya, il maniero rappresenta uno dei migliori esempi di architettura difensiva rinascimentale di Terra D’Otranto.

La fortezza, a pianta trapezoidale, è accessibile tramite un unico ponte. Le mura fortificate sono rinforzate da due torri a forma circolare. Una scala conduce al piano superiore e alle stanze, tra cui la sala del bastione, che custodisce un dipinto raffigurante lo stemma dei re spagnoli, e una sala impreziosita dal fregio in pietra leccese ispirato allo stile classico.

Di grande bellezza l’affresco della Dormitio Virginis del XIV secolo che si può ammirare nel cortile e la Sala Ennagonale all’interno. Oggi, il castello è sede di mostre ed eventi.

IL BORGO – Chiamato originariamente Segine, il piccolo villaggio, abbracciato da mura e da un ampio fossato, sorge nei pressi di Vernole e deve il suo nome alla celebre famiglia d’Acaya che costruì l’intero complesso dandogli l’aspetto del borgo fortificato e ponendolo a capo dei suoi possedimenti.

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Un tour fra i castelli del Salento: Otranto

30 Apr

Importante crocevia tra Occidente e Oriente, il castello di Otranto è in stretta relazione con la cinta muraria della città con cui forma un unico apparato difensivo.

Il castello aragonese porta il nome della casata che si occupò della ricostruzione dopo l’attacco sferrato dai turchi nel 1480. Fu, infatti, sotto il duca Alfonso D’Aragona che nel 1481 il castello completamente recuperato. Tuttavia, della fase aragonese rimangono solo un torrione e parte delle mura. 

L’aspetto attuale del maniero si deve ai viceré spagnoli, che ne fecero un vero e proprio capolavoro di architettura militare: opere di difesa straordinaria furono attuate nel 1535 da Don Pedro di Toledo, di cui rimane lo stemma sul portale d’ingresso e sulla cortina esterna. I due bastioni poligonali aggiunti nel 1578 sul versante rivolto al mare, inglobarono il preesistente bastione aragonese. 

Oggi il fortilizio si presenta a pianta pentagonale, circondato da un ampio fossato e scandito da quattro torri: tre circolari in carparo e una con la punta protesa verso il mare; sul quinto lato, scoperto, si apre il ponte levatoio. Bellissimo da visitare, il castello attualmente è la sede di mostre d’arte temporanee e permanenti sulla storia locale e sulla Grotta dei Cervi di grande rilievo culturale.

CURIOSITA’ – Il castello diede il nome al primo romanzo gotico della storia, “The castle of Otranto”, scritto da Horace Walpole nel 1764. 

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Il Romanico Pugliese: alla scoperta delle testimonianze nordiche nel Salento

23 Apr

Tracce di architettura nordica possono trovarsi inaspettatamente anche nel profondo Sud del Salento: si tratta del Romanico Pugliese, stile artistico sviluppatosi fra XI secolo e la prima metà del XIII secolo. Di seguito, facciamo un breve tour fra gli esemplari d’eccellenza: la Cattedrale di Otranto, la Basilica di Santa Caterina D’Alessandria a Galatina e l’Abbazia di Santa Maria a Cerrate.

I caratteri tipici dell’arte Nord Europea (Francia, Germania, Normandia) rielaborati con elementi dell’arte bizantina e araba danno origine a un risultato originale e inedito che è il cosiddetto Romanico Pugliese. L’impronta nordica, e in particolare normanna, in queste zone si deve alla frequentazione dei porti pugliesi da parte dei pellegrini diretti in Terrasanta e che furono anche il punto di partenza per molti partecipanti alla Prima crociata nel 1090.

La cattedrale di Otranto

Un esempio importante di romanico pugliese è la cattedrale di Santa Maria Annunziata, edificata sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano. Fu fondata nel 1068 dal vescovo normanno Guglielmo e consacrata al culto nel 1088. Al suo interno conserva un importante mosaico pavimentale eseguito, tra il 1163 e il 1166, dal monaco basiliano Pantaleone.

Nell’agosto 1480, la cattedrale fu teatro di una terribile carneficina: i Turchi espugnarono la città dopo alcuni giorni d’assedio ed entrarono nella chiesa sterminando il clero e i civili che vi si erano rifugiati, i cui resti sono tutt’ora conservati nella cripta. Venne trasformata in moschea e furono distrutti tutti gli affreschi risalenti al XIII secolo. 

L’abbazia di Santa Maria di Cerrate

Situata sulla strada provinciale Squinzano-Casalabate, è uno dei più significativi esempi di Romanico pugliese. L’abbazia fu fondata, secondo leggenda, alla fine del XII secolo da Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce. La leggenda vuole che in questo luogo, durante una battuta di caccia, a Tancredi sia apparsa la Madonna fra le corna di un cervo, da cui il toponimo Cerrate o Cervate.

La località fu un importante polo religioso e culturale fino al XVI secolo e successivamente trasformata in masseria. Nel 1711 l’abbazia venne saccheggiata dai pirati turchi e cadde in uno stato di abbandono, proseguito fino al restauro del 1965 curato dalla Provincia di Lecce. Il complesso rimase di proprietà dell’ente locale fino al 2012, anno in cui è passato al Fondo Ambiente Italiano.

La Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina

Si tratta di uno dei più insigni monumenti dell’arte romanica pugliese e gotica e fu realizzata tra il 1369 e il 1391, per volontà di Raimondello Orsini del Balzo. Questi, in uno dei suoi numerosi viaggi, di ritorno dalle crociate, si spinse sino alla sommità del Monte Sinai per rendere omaggio al corpo di santa Caterina; secondo la leggenda, nel ripartire, baciò la mano della Santa, strappandole il dito con i denti.

Tornato in Italia portò con sé la reliquia che, incastonata in un reliquiario d’argento, tuttora si conserva nel tesoro della chiesa. L’edificio, alla morte di Raimondello avvenuta nel 1405, sarà completato dalla moglie, la principessa Maria d’Enghien, e poi dal figlio, Giovanni Antonio Orsini Del Balzo.

L’edificio fu costruito su una preesistente chiesa bizantina di rito greco risalente al IX-X secolo le cui tracce sono ben visibili nel muro esterno della navata destra in cui è stata inglobata, forse per risparmiare materiale edilizio, l’abside.  La decorazione pittorica riveste grande importanza artistica: l’interno, infatti, fu completamente affrescato verso la fine del Trecento da maestranze locali coprendo in alcune parti lacerti più antichi.

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