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La spiaggia ideale per famiglie? E’ Pescoluse per il National Geographic

7 Set
La splendida spiaggia di Pescoluse
La splendida spiaggia di Pescoluse

E’ Pescoluse la spiaggia del Salento premiata dalla classifica del National Geographic come la migliore location per le famiglie. La rivista statunitense elogia “l’acqua cristallina che lampeggia tra turchese e giada, la sabbia bianca e zuccherina” della marina pugliese che entra di diritto a far parte delle 12 spiagge più belle d’Italia.

vegetazione della macchia mediterranea
Gigli di mare
spiaggia di Pescoluse
Le acque cristalline di Pescoluse

Più famosa come “Le Maldive del Salento”, la spiaggia di Pescoluse, sullo Ionio a pochi km dal Capo di Leuca, è stata premiata come posto migliore per le famiglie.

“Il lato est di questo dito di terra – scrive la giornalista del mensile, Julia Buckley  – è un ottovolante in stile amalfitano di corniche e strade costiere, mentre l’ovest ha un insieme di spiagge incredibili sul Mar Ionio super calmo. Pescoluse è probabilmente la più sbalorditiva e, con le sue acque che digradano dolcemente, è ottima anche per le famiglie”.

La Puglia non è affatto nuova a questo tipo di riconoscimenti. Già nel 2014, infatti, la regione del Tacco d’Italia era stata premiata come le migliori mete del Bel Paese. Sicilia, Calabria e Toscana fra le altre regioni di Italia a comparire nella classifica del National Geographic.

Casa vacanze m611
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Alla scoperta della Grecìa Salentina: Melpignano

4 Giu
Convento degli Agostiniani, Melpignano

Situato a circa 26 km a sud di Lecce, Melpignano è un comune di poco più di 2mila abitanti e appartiene alla storica regione della Grecìa Salentina, un’isola linguistica di nove comuni in cui si parla il griko, un antico idioma di origine greca.

Una passeggiata nella scenografica piazza San Giorgio, con la Chiesa Madre e i portici, vi farà rivivere l’atmosfera del passato quando lì nel ‘500 si svolgeva un importante mercato. Il borgo è famoso soprattutto per il Concertone La Notte della Taranta, che si svolge ogni anno a fine agosto nel piazzale davanti al Convento degli Agostiniani, gioiello dell’architettura barocca di fine ‘700.

menhir, Melpignano

In pochi sanno che il paese è anche ricco di motti virgiliani incisi sui portali antichi. Da visitare il Museo Storico del Tarantismo, primo al mondo inaugurato nel 2020 all’interno del Palazzo Marchesale con giardino storico: un centinaio di opere, alcune rarissime, tra libri, incisioni e oggetti.

Diverse le ipotesi che riconducono all’origine del nome: potrebbe derivare dal nome latino di persona “Melpinius” con l’aggiunta del suffisso “anus” (praedium Melpinianus era la terra di Melpinius) o dal nome della musa “Melpomene“. Alcune ipotesi azzardano la derivazione dalla parola miele, la cui produzione costituiva in passato una rilevante fonte redditizia.

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Un tour fra i castelli del Salento: Gallipoli

21 Mag
Castello Gallipoli, Salento

Circondato quasi completamente dal mare, il Castello Angioino di Gallipoli si erge con la sua imponente mole all’estremità orientale dell’isola che ospita il borgo antico. Edificato, molto probabilmente, già dall’XI secolo su preesistenti fortificazioni romane, fu ricostruito nel XIII secolo in epoca bizantina.

Fu più volte rimaneggiato dai conquistatori che si susseguirono nel corso dei secoli. Posto a guardia della città e del porto, un tempo crocevia di fiorenti commerci, il maniero presenta una pianta quadrangolare con tre torrioni circolari e una torre poligonale. 

Castello di Gallipoli, Salento

LA STORIA – Costruito dopo il 265 a.C. come fortezza per alloggio dei legionari e difesa per la città, il Castello fu distrutto o gravemente danneggiato nel V secolo dai Vandali e dai Goti. Tra il XV e il XVI secolo, sotto i domini degli Angioini e degli Aragonesi, fu oggetto di sostanziali modifiche: venne isolato da un fossato su tutti i lati e, nel 1522, venne costruito il torrione angolare, detto il Rivellino, in passato anche cinema estivo all’aperto.

Progettato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, il quale lavorò per conto di Alfonso II di Napoli, era stato costruito per difendere la via d’ingresso alla città e per impedire un accampamento fisso a eventuali nemici che avessero attaccato da terra. Attualmente gli spazi recentemente restaurati della fortezza vibrano come tutto il borgo gallipolino, ospitando eventi culturali e grandi mostre. 

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Un tour fra i castelli del Salento: Acaya

7 Mag

Emblema della piccola cittadella fortificata a soli 8 km da Lecce, il castello di Acaya è una preziosa testimonianza del feudalesimo nel Salento. Costruito nel 1506 dal cavaliere Alfonso d’Acaya, il maniero rappresenta uno dei migliori esempi di architettura difensiva rinascimentale di Terra D’Otranto.

La fortezza, a pianta trapezoidale, è accessibile tramite un unico ponte. Le mura fortificate sono rinforzate da due torri a forma circolare. Una scala conduce al piano superiore e alle stanze, tra cui la sala del bastione, che custodisce un dipinto raffigurante lo stemma dei re spagnoli, e una sala impreziosita dal fregio in pietra leccese ispirato allo stile classico.

Di grande bellezza l’affresco della Dormitio Virginis del XIV secolo che si può ammirare nel cortile e la Sala Ennagonale all’interno. Oggi, il castello è sede di mostre ed eventi.

IL BORGO – Chiamato originariamente Segine, il piccolo villaggio, abbracciato da mura e da un ampio fossato, sorge nei pressi di Vernole e deve il suo nome alla celebre famiglia d’Acaya che costruì l’intero complesso dandogli l’aspetto del borgo fortificato e ponendolo a capo dei suoi possedimenti.

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Il Romanico Pugliese: alla scoperta delle testimonianze nordiche nel Salento

23 Apr

Tracce di architettura nordica possono trovarsi inaspettatamente anche nel profondo Sud del Salento: si tratta del Romanico Pugliese, stile artistico sviluppatosi fra XI secolo e la prima metà del XIII secolo. Di seguito, facciamo un breve tour fra gli esemplari d’eccellenza: la Cattedrale di Otranto, la Basilica di Santa Caterina D’Alessandria a Galatina e l’Abbazia di Santa Maria a Cerrate.

I caratteri tipici dell’arte Nord Europea (Francia, Germania, Normandia) rielaborati con elementi dell’arte bizantina e araba danno origine a un risultato originale e inedito che è il cosiddetto Romanico Pugliese. L’impronta nordica, e in particolare normanna, in queste zone si deve alla frequentazione dei porti pugliesi da parte dei pellegrini diretti in Terrasanta e che furono anche il punto di partenza per molti partecipanti alla Prima crociata nel 1090.

La cattedrale di Otranto

Un esempio importante di romanico pugliese è la cattedrale di Santa Maria Annunziata, edificata sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano. Fu fondata nel 1068 dal vescovo normanno Guglielmo e consacrata al culto nel 1088. Al suo interno conserva un importante mosaico pavimentale eseguito, tra il 1163 e il 1166, dal monaco basiliano Pantaleone.

Nell’agosto 1480, la cattedrale fu teatro di una terribile carneficina: i Turchi espugnarono la città dopo alcuni giorni d’assedio ed entrarono nella chiesa sterminando il clero e i civili che vi si erano rifugiati, i cui resti sono tutt’ora conservati nella cripta. Venne trasformata in moschea e furono distrutti tutti gli affreschi risalenti al XIII secolo. 

L’abbazia di Santa Maria di Cerrate

Situata sulla strada provinciale Squinzano-Casalabate, è uno dei più significativi esempi di Romanico pugliese. L’abbazia fu fondata, secondo leggenda, alla fine del XII secolo da Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce. La leggenda vuole che in questo luogo, durante una battuta di caccia, a Tancredi sia apparsa la Madonna fra le corna di un cervo, da cui il toponimo Cerrate o Cervate.

La località fu un importante polo religioso e culturale fino al XVI secolo e successivamente trasformata in masseria. Nel 1711 l’abbazia venne saccheggiata dai pirati turchi e cadde in uno stato di abbandono, proseguito fino al restauro del 1965 curato dalla Provincia di Lecce. Il complesso rimase di proprietà dell’ente locale fino al 2012, anno in cui è passato al Fondo Ambiente Italiano.

La Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina

Si tratta di uno dei più insigni monumenti dell’arte romanica pugliese e gotica e fu realizzata tra il 1369 e il 1391, per volontà di Raimondello Orsini del Balzo. Questi, in uno dei suoi numerosi viaggi, di ritorno dalle crociate, si spinse sino alla sommità del Monte Sinai per rendere omaggio al corpo di santa Caterina; secondo la leggenda, nel ripartire, baciò la mano della Santa, strappandole il dito con i denti.

Tornato in Italia portò con sé la reliquia che, incastonata in un reliquiario d’argento, tuttora si conserva nel tesoro della chiesa. L’edificio, alla morte di Raimondello avvenuta nel 1405, sarà completato dalla moglie, la principessa Maria d’Enghien, e poi dal figlio, Giovanni Antonio Orsini Del Balzo.

L’edificio fu costruito su una preesistente chiesa bizantina di rito greco risalente al IX-X secolo le cui tracce sono ben visibili nel muro esterno della navata destra in cui è stata inglobata, forse per risparmiare materiale edilizio, l’abside.  La decorazione pittorica riveste grande importanza artistica: l’interno, infatti, fu completamente affrescato verso la fine del Trecento da maestranze locali coprendo in alcune parti lacerti più antichi.

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Il Salento “sotterraneo”: la cripta dei Santi Stefani a Vaste

19 Mar

Al di là delle spiagge e del mare che rendono i panorami del Salento uno straordinario paradiso dal fascino esotico, la “Terra fra i due mari” nasconde dei luoghi segreti che raccontano di testimonianze artistiche e architettoniche preziose. Il Salento “sotterraneo” è un tour che vi presentiamo alla scoperta dei luoghi nascosti del Tacco d’Italia. Leggete qui per scoprire di più.

Cripta dei Santi Stefani e Cripta di S. Maria degli Angeli

Nel Parco Archeologico di Vaste, nella roccia, a tre navate, la cripta, che deve il suo nome a una triplice raffigurazione di Santo Stefano, conserva varie raffigurazioni del primo martire della cristianità e affreschi databili tra il X e il XVI secolo, tra cui i ritratti di alcuni apostoli. 

A Poggiardo degna di nota è la cripta di S. Maria degli Angeli, i cui affreschi sono nel Museo in piazza Episcopo, tra cui la Madonna tra i due arcangeli. La cripta, resa fruibile nel 1929, ha forma basilicale, a tre navate che si concludono in altrettante absidi curve. La volta è sorretta da quattro pilastri ma due di questi sono crollati e ne rimangono i basamenti. Il pavimento è in terra battuta.

Poggiardo e Vaste – Situato nel Salento sud-orientale, Poggiardo dista circa 40 km da Lecce e comprende la frazione di Vaste, l’antica “Bastae”, centro messapico che dista solo pochi km dalla famosa Santa Cesarea Terme.

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Il Salento “sotterraneo”: la cripta di San Salvatore a Giurdignano

12 Mar

Al di là delle spiagge e del mare che rendono i panorami del Salento uno straordinario paradiso dal fascino esotico, la “Terra fra i due mari” nasconde dei luoghi segreti che raccontano di testimonianze artistiche e architettoniche preziose. Il Salento “sotterraneo” è un tour che vi presentiamo alla scoperta dei luoghi nascosti del Tacco d’Italia. Leggete qui per scoprire di più.

Cripta di San Salvatore

È tra le più interessanti dell’area idruntina, risale al VII-X secolo, in origine completamente affrescata. Sull’abside centrale possiamo ammirare un affresco con una Madonna affiancata da due angeli. Il soffitto rivela il grande ingegno architettonico dei progettisti e riproduce ora un soffitto a cassettoni, ora una croce greca, ora una cupola. 

Giurdignano – Situato nel Salento orientale, a ridosso del Capo d’Otranto, il borgo  possiede una delle più grandi concentrazioni di dolmen e menhir d’Italia ed è per questo conosciuto come il giardino megalitico d’Italia.

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Le vedette del Salento: visita guidata alle torri costiere 

19 Feb
una delle torri costiere del Salento

Costruite in antichità per scopi difensivi, le torri costiere costellano tutto il litorale salentino per un itinerario lungo circa 400 km, percorribile a piedi, in bicicletta e in auto. Terra da sempre esposta agli attacchi stranieri nel Mediterraneo, il Salento conserva ancora oggi queste importanti testimonianze di una linea difensiva che risale al XV e al XVI secolo.

Torre Costiera a Porto Selvaggio

Il sistema di avvistamento costella buona parte delle località marine oggi frequentate da turisti e abitanti del luogo: alcune di esse sono state restaurate, altre state completamente distrutte, altre ancora sono state inglobate in frazioni o località che portano il loro nome.

LA STRUTTURA DELLE TORRI COSTIERE- L’accesso, a 3 o 5 metri da terra, avveniva con scale a pioli, che si tiravano su e l’interno era su due piani: il primo prevedeva una zona notte e il camino, usato per i segnali di fumo; quello inferiore, privo di finestre, poggiava su una grande cisterna per la raccolta delle acque. Le torri più grandi, disponevano anche di una macina per il grano, oltre a immagazzinare armi e viveri.

LA PIU’ SUGGESTIVA – A metà strada tra Otranto e Porto Badisco, superata una curva si apre uno degli scenari più suggestivi del Salento, una piana di grande bellezza dove nel nulla assoluto svettano i resti possenti di Torre S. Emiliano, raggiungibile a piedi. Resterete incantati ad ammirare la costa e, nei giorni di tramontana, anche i monti d’Albania e le prime isole greche. 

Torre Sant'Emiliano

VERSANTE ADRIATICO – Si parte da Casalabate, ultimo avamposto della provincia di Lecce con Torre Specchiolla e si percorre tutto il versante in direzione sud con Torre Rinalda, Torre Chianca (marina di Lecce) Torre Specchia Ruggeri, San Foca, Torre dell’Orso e Torre S. Andrea. Fino a raggiungere la vedetta più a est di Torre Palascìa e la diroccata Torre del Serpe, simbolo di Otranto.

VERSANTE IONICO – Da Torre Vado (marina di Morciano) alla suggestiva Torre Pali (marina di Salve), completamente circondata dal mare. Risalendo verso nord, a S. Maria al Bagno si ammira l’imponente Torre del Fiume, meglio conosciuta come le “4 colonne” per via dei 4 angoli rimasti in piedi. E poi Torre dell’Alto, a Santa Caterina di Nardò, a cui si accede da una grande scalinata in pietra. Suggestiva Torre Lapillo sede di un piccolo Museo del Mare.

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A due passi dal Salento, cosa vedere in Valle d’Itria: Cisternino

12 Feb
Cisternino

Divisa tra le province di Bari, Taranto e Brindisi, la Valle d’Itria è una porzione della Puglia centrale, la cui peculiarità sono: i trulli, tipiche abitazioni in pietra a forma di cono, e il paesaggio rurale, caratterizzato dall’uso della pietra locale utilizzata per costruire muri a secco. I borghi più belli sono: Ostuni, Alberobello, Martina Franca e Cisternino.

Panoramica di Cisternino

Cisternino

Premiato con la “Bandiera arancione” del Touring Club Italiano, Cisternino, arroccato sulla cosiddetta Murgia dei Trulli, è uno dei Borghi più belli d’Italia, dove passeggiare tra i vicoli lastricati di “chianche” e gustare carne alla brace in uno dei “fornelli pronti”. 

Il centro storico medievale, rimasto quasi intatto, ospita i quattro quattro quartieri di “Bère Vécchie”, “Scheledd”, “u Pantène”, “L’ìsule”, che con quello più esterno, chiamato “u Bùrie”, compongono il piccolo dedalo di vie e slarghi dove si alternano case bianche di calce, vicoli adorni di gerani, scalinate, logge e archi. Nella passeggiata si può seguire la via che conduce verso porta Piccola, attraverso l’ariosa piazza Vittorio Emanuele con la sua bella Torre dell’Orologio

Il centro di Cisternino

Sempre nel centro è possibile ammirare le dimore storiche, dal palazzo del Governatore, bellissimo esempio del barocco in Puglia, al cinquecentesco palazzo vescovile, da Palazzo Amati a Palazzo Lagravinese, fino a Palazzo Ricci-Capece con la Torre del Vento. 

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A due passi dal Salento, cosa vedere in Valle d’Itria: Alberobello

29 Gen
trulli, Alberobello

Divisa tra le province di Bari, Taranto e Brindisi, la Valle d’Itria è una porzione della Puglia centrale, la cui peculiarità sono: i trulli, tipiche abitazioni in pietra a forma di cono, e il paesaggio rurale, caratterizzato dall’uso della pietra locale utilizzata per costruire muri a secco. I borghi più belli sono: Ostuni, Alberobello, Martina Franca e Cisternino.

Alberobello

Grazie all’impressionante distesa di trulli di cui ne sono il simbolo per eccellenza, Alberobello è dal 1996 riconosciuta come Patrimonio Mondiale dell’Umanità

tipici trulli alberobello

Immersa nel cuore della Murgia, a 50 km da Bari, il borgo di Alberobello è unico in tutto il mondo grazie alle abitazioni in pietra a secco, imbiancate con calce viva e dal tetto a forma di cono, costruito con pietre a vista. Croci, cuori trafitti e simboli zodiacali decorano il tetto di ogni trullo, che conserva, ancora oggi, intatto il suo mistero.

trulli da lontano ad Alberobello

Il centro storico è un dedalo di viuzze tortuose e piazzette caratteristiche che s’intrecciano nel Rione Monti, dove si distinguono i “trulli siamesi”, dall’originale copertura a due coni, la Chiesa di Sant’Antonio e il Trullo Sovrano. Da non perdere il Museo del Territorio, ospitato in un complesso di trulli comunicanti, e la Casa d’Amore, oggi prezioso punto d’informazione turistica, primo edificio nell’intera cittadina costruito con calce e malta.

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